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Sono un Medico Neurologo che lavora come Dirigente di Neurologia presso l’Ospedale di Lavagna (GE). Sono stato colpito dall’impatto psicologico e dalla sofferenza che alcuni mei pazienti ed amici mi hanno manifestato riguardo alla vicenda del cane Angelo

che è stato filmato mentre veniva seviziato ed ucciso per gioco da 4 ragazzi di san Gineto (Cosenza). Non tutti si sono accorti della rabbia e del risentimento esplosa nei social network e per il prossimo 26 novembre 2016 è attesa una grande manifestazione con decine di pullmanche arriveranno a Sangineto da tutta Italia.
Vi invio un articolo in cui sottolineo alcuni aspetti che rendono questa vicenda non comune e meritevole di attenzione.Attenzione alla vicenda del cane angelo, tutto potrebbe degenerare. 28/10/2016
La vicenda di Gegè (poi ribattezzato Angelo), cane randagio che era stato adottato dal comune di San Gineto (Cosenza) e accudito da volontari, torturato e ucciso a bastonate “per gioco” da 4 ragazzi (concediamo loro ancora questo generoso appellativo) che filmano col telefonino l’eroico gesto, e poi lo postano su Facebook. La vicenda ha provocato non solo lo sdegno animalista ma proteste e richieste di condanna anche da parte di coloro che non fanno parte di associazioni a tutela degli animali. Se non dovessero ricevere una pena esemplare si rischia una vera rivolta violenta. Potrebbe scoppiare una sommossa contro di loro (che stanno rischiando il linciaggio), contro il loro paese, Sanguineto in provincia di Cosenza (che si è schierato in modo ottuso e acritico con i 4 carnefici) e contro la magistratura e le istituzioni (colpevoli di minimizzare la vicenda). Questa brutta storia e il cane Angelo potrebbero diventare la miccia che accende la protesta verso tutte quelle forme di violenza che opprimono la nostra società civile e che rimangono impunite.


I fatti:
24 giugno 2016 Lucas, Francesco, Nicholas e Giuseppe, quattro ragazzi poco più che ventenni, catturano un cane di nome Angelo (bellissimo cane bianco, buono, docile, affettuoso, seguito da alcune volontarie, che non aveva mai fatto male a nessuno) e girano un video col telefonino, dove viene ripreso Angelo, mentre viene picchiato, torturato, impiccato ad un albero ed ucciso brutalmente a colpi di bastone e di pala. I quattro poi chiudono il video inquadrandosi insieme con la vittima insanguinata, in segno di vittoria.
Il giorno dopo il video in questione viene segnalato da un utente e condiviso con centinaia di utenti Facebook a scopo di denuncia e fa arrabbiare ed indignare tantissime persone tant’è che sui social network sono nascono gruppi come “L’Urlo di Angelo” per ricordare la povera vittima indifesa.
Subito dopo intervengono anche le associazioni animaliste e ambientaliste che comunicano di costituirsi parte civile nel procedimento penale come L’associazione “Gaia Animali&Ambiente onlus” con il presidente Edgar Meyer, la Lega Nazionale in Difesa del Cane, l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), la L.I.V. Toscana (Lega Internazionale Vigilanza, Tutela Animali e Ambiente); tutte chiedono una pena esemplare per i 4 ragazzi , e invitano il sindaco prendere una posizione di ferma condanna. Il primo cittadino risponde: “troppo rumore sulla mia comunità, la giustizia farà il suo corso contro i ragazzi”. Il sindaco, viene accusato di minimizzare di non prendere una posizione (aumentano le proteste sui social network).
Nel mese di Luglio intervengono i carabinieri della Stazione di Cittadella del Capo, coordinati dal capitano Alberto Pinto, al termine di una celere attività investigativa, che denunciano i 4 ragazzi con l’accusa di uccisione di animali, in concorso.

Inizia il procedimento penale.
A difendere due dei 4 ragazzi coinvolti, l’avvocato Alessandro Gaeta che condanna il gesto dei 4 ma assicura il loro totale pentimento e informa che tutti loro si sono spontaneamente sottoposti a sedute di psicoterapia a scopo di recupero. Aggiunge inoltre che i 4 sono stati condizionati nell’esecuzione del gesto dal convincimento che il cane era il responsabile della morte di alcune capre.
Agosto 2016 uno dei quattro, Lucas Bonanata, viene licenziato dall’albergo in cui lavorava, il Sol Palace Hotel di Sangineto, con le motivazioni relative alla “condotta extralavorativa, penalmente rilevante”.
Intervengono anche “Le Iene”di italia 1 a Sangineto per documentare l’omicidio crudele di Angelo, il cane torturato e impiccato ma anche gli inviati della trasmissione “Le Iene”, vengono aggrediti, presi a male parole e minacciati dai paesani e dallo zio di uno dei quattro ragazzi e da altre persone del luogo. Aumentano le proteste sui social network e iniziano offese e minacce sul web anche verso gli abitanti di Sanguineto colpevoli di appoggiare i 4 scriteriati.
Enrico Rizzi, Presidente Nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali Onlus ha dichiara: “Questi soggetti che non definisco neppure uomini non si rendono conto di cosa hanno scatenato e di cosa stanno continuando a scatenare con il loro misero comportamento. A distanza di quattro mesi registriamo ancora minacce e risate. Ci rendiamo conto che questa gente non conosce proprio la civiltà. Non si rendono conto del gesto deplorevole che hanno fatto. Dovrebbero chiedere scusa ed invece scatenano il popolo per il loro modo di fare. Per non parlare della vergognosa omertà degli abitanti del paese. Abbiamo organizzato assieme al Partito Animalista Europeo per il prossimo 26 novembre 2016 una grande manifestazione ed arriveremo a Sangineto con decine di pullman che stiamo organizzando da tutta Italia. Registriamo giornalmente decine di adesioni. La gente è inferocita. Vuole, pretende giustizia e certezza della pena contro questi delinquenti miserabili”.
(fine della cronaca dei fatti ad oggi)
I quattro ragazzi, sono al momento in attesa di giudizio e per il loro vile gesto, rischiano solo 18 mesi di carcere, ma purtroppo il carcere nemmeno lo vedranno. Infatti, per le pene inferiori a sei anni, la legge prevede, a discrezione del giudice, o l’affidamento ai servizi sociali, o gli arresti domiciliari.
Gli assassini del cane Angelo, potenzialmente pericolosi per la società: E’ scientificamente provato, anche dall OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, che le persone che ammazzano con crudeltà gli animali, come nel caso dei quattro ragazzi che hanno ucciso il cane Angelo, sono potenzialmente pericolose per la società. Spesso tali persone arrivano ad uccidere e compiere indicibili nefandezze anche e soprattutto persone più deboli e indifese. Infatti, molto spesso, dietro a gesti simili si celano delle vere e proprie psicopatologie il più delle volte dovute ad abusi, disagi, sofferenze passate e spesso la crudeltà verso gli animali si associa al consumo di droghe. L’educazione al rispetto degli animali è essenziale per lo sviluppo del sentimento di empatia, dell’altruismo, dell’accettazione del diverso. I bambini crudeli con gli animali possono manifestare in età adulta problemi per atti di criminalità. Il 31% degli atti di violenza sugli animali è compiuto da minorenni. Il 94 % degli autori delle sevizie è di sesso maschile e il 4% ha meno di 12 anni. l 21% dei casi di crudeltà verso gli animali avviene in contesto familiare, parimenti violento.
La mancanza di cure e di affetto in prima infanzia non consente il regolare sviluppo di parti del lobo frontale del cervello. Si tratta dell’area cerebrale che ci consente di comprendere le emozioni altrui. Un lobo frontale disfunzionale non consente di modulare la rabbia, di tollerare le frustrazioni, di riconoscere le emozioni e le sofferenze altrui, di sviluppare empatia dunque. L’assoluta mancanza di “coccole” per 6 mesi nel primo anno di vita del bambino ne riduce in modo grave e permanente la intelligenza ed anche l’accrescimento staturale. Si assiste tra i giovani ad una dilagante alessitimia ovvero la incapacità di dare un nome alle emozioni ed ai sentimenti. Le comunicazioni basate su sms e chat non aiutano di sviluppare la capacità di comprendere e definire le emozioni. Tra alessitimia e mancanza di capacità empatica esistono forti connessioni. Il DSM 5 (DIAGNOSTIC AND STATISTICAL. MANUAL OF MENTAL DISORDERS,. FIFTH EDITION – Agosto 2015) individua nel “disturbo della condotta” quel comportamento ripetitivo e persistente in cui i diritti fondamentali degli altri oppure le norme o le regole della società vengono violate. I 15 sintomi vengono così raggruppati: •Aggressione a persone o animali: •Distruzione della proprietà: •Frode o furto: •Gravi violazioni di regole. Il disturbo della condotta può scaturire da fattori predisponenti come ad esempio l’esposizione a violenza, abusi in famiglia o nell’ambiente frequentato dal soggetto disturbato, nonché essere vittima diretta di violenza ed abusi.
Su questa vicenda ci sono a mio parere 2 considerazioni importanti da fare:
1) i 4 ragazzi sono stati sicuramente condizionati dalla “dinamica del branco”, che genera spesso condotte estreme con esaltazione degli aspetti più negativi e violenti della personalità. Entrano in gioco per primi i fattori individuali e sociali predisponenti che citavo prima come disagi familiari, carenze affettive, uso di droghe, poi interviene la suggestionabilità reciproca, di tipo ipnotico, in cui tutte le emozioni e sentimenti vengono esasperati: paura, entusiasmo, violenza, manifestazioni di aggressività o di coraggio di fronte al pericolo. E’ come se il branco divenisse un’unica entità inconscia e, perciò, capace di atti che i singoli componenti non avrebbero mai compiuto se presi uno ad uno. Sempre più frequentemente le fonti di informazione riportano che ragazzi, apparentemente normali che rubano, violentano, distruggono, motivando questi atti con la ricerca del divertimento, di un modo diverso d’ingannare il tempo, la fuga dalla noia. Si tratta di ragazzi che non si possono sempre classificare come criminali di professione o malati di mente, ma adolescenti che hanno avuto la sfortuna di conoscere “amici” un po’ vivaci e che si sono lasciati coinvolgere nel formare una “banda”. Talvolta le bande giovanili, più spesso in altre nazioni, non si limitano al teppismo, diciamo così “ordinario”, ma diventano vere e proprie organizzazioni criminali in grado di gestire i traffici della droga o il racket della prostituzione. Così l’appartenenza alla gang supera i confini dell’età adolescenziale e diventa una sorta di “occupazione a tempo pieno” di stampo criminale. Entrano poi in gioco altri fattori che incidono sull’azione negativa in atto: la ricerca di emozioni, il disagio sociale, l’immaturità, la mancanza di istruzione o lavoro, il potere (desiderio di affermare un comando, un controllo), il desiderio di sfogare con la violenza un malessere interiore. Sono moltissime le forme in cui si manifestano questi comportamenti: il bullismo, la violenza del branco sugli stadi, la violenza di gruppo sulle donne, le baby gangs, ecc.
2) questa vicenda è diversa dalle altre e non va sottovalutata nella sua gravità e nei risvolti sociali che a breve e a lungo termine potrà avere perché i 4 ragazzi non solo hanno preso di mira massacrandolo uno dei simboli dell’amore, della fedeltà, della docilità, della bontà della fiducia nell’uomo, cioè il cane, senza che questo avesse compiuto nulla di male per meritarselo (violenza ingiusta e ingiustificata) ma anche perché filmando l’esecuzione hanno reso migliaia e migliaia di persone spettatori inermi del loro gesto vigliacco scatenando il desiderio irrefrenabile di fare qualcosa. In questa società domina l’insicurezza, lo stress provocato da una società veloce, spietata, spesso cattiva, ad altissima richiesta, dove il singolo tente ad isolarsi a difendersi, a diffidare del prossimo. In questo clima gli animali e soprattutto il cane sono l’isola affettiva, la parentesi buona e affettuosa in cui rifugiarsi: amore gratuito e soprattutto non critico, induttore di sorrisi e buonumore, di compagnia e conforto per bambini, anziani, persone ansiose e depresse, nuova possibilità di socializzazione per persone isolate, unica cura per bambini autistici, il cane diventa amico induttore di buonumore, obbliga anche l’anziano ad uscire, diventa fattore protettivo cardiovascolare, motivo di orgoglio, soggetto di dialogo. Il cane palesa un’assenza di competitività e una sensazione di fedeltà assoluta; questo stato di assoluta tranquillità e sicurezza nel padrone abbassa la pressione sanguigna, genera pace. Ultimamente il cane sta diventando una presenza costante anche tra i malati i detenuti. La società si sta abituando ad averli negli alberghi, nelle spiagge.
Occorre questa volta una chiara presa di posizione nei confronti di questo orribile gesto.
“Uccidendo, l’uomo sopprime anche in se stesso le più alte capacità spirituali, l’amore e la compassione per le altre creature viventi e, sopprimendo questi sentimenti, diventa crudele.” (Lev Tolstoj). Tutti gli esseri tremano di fronte alla violenza. Tutti temono la morte. Tutti amano la vita. (Buddha)
Romani Pierpaolo Neurologo Lavagna

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